Chi è Alexei Navalny, l’oppositore di Putin che piace tanto all’occidente

24 Gennaio 2021 | Focus

Nel racconto dei media è il politico che sta facendo perdere il sonno allo zar Vladimir Putin, il “ghandi” russo che con la forza delle idee mobilita il popolo, schivando arresti e avvelenamenti. Partecipando alle manifestazioni da lui promosse in questi giorni – secondo fonti inverificabili – sarebbero stati arrestati oltre 1.000 manifestanti, che in altre stime salgono a 3.500. Si parla ovviamente di Alexei Anatolievich Navalny, il combattente per la democrazia del momento.

Ora che l’autoproclamato presidente del Venezuela Guaidò è caduto in disgrazia, Navalny è il politico di cui più si parla in Occidente, anche se nel suo paese metà della popolazione nemmeno lo conosce (risultato di un sondaggio del 2017). Ogni sua dichiarazione viene rilanciata, ogni manifestazione da lui organizzata gode di una copertura mediatica globale, seppur a partecipare in carne ed ossa non si siano mai viste le folle oceaniche. Nemmeno in quelle di questi giorni, che segnavano il suo ritorno in patria dopo il controverso caso dell’avvelenamento.

Ma chi è Alexei Navalny?

Nato nel 1976 in una cittadina della provincia di Mosca, fin da giovanissimo attivo nell’opposizione russa. Nel 2008 venne cacciato dal partito Narod che aveva contribuito a fondare per affermazioni xenofobe dopo che in un comizo aveva paragonato i caucasici a degli «scarafaggi scuri di pelle, che però non possono essere uccisi con una paletta, ma con la pistola». La stoffa del leader e dell’organizzatore c’era, ma i concetti non erano evidentemente in linea con quelli delle democrazie liberali. Per recuperare serviva un corso di formazione.

Navalny parte per gli Usa, per un periodo di formazione all’Università di Yale. Non come tanti studenti, ma come invitato nell’esclusivo Greenberg World Fellows Program, un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale appena 16 persone con caratteristiche tali da farne dei “leader globali”. Secondo quanto spiegato nel sito del programma: essi fanno parte di una rete di «leader impegnati globalmente per rendere il mondo un posto migliore», composta attualmente da 291 fellows di 87 paesi, l’uno in contatto con l’altro e tutti collegati al centro statunitense di Yale.

Dopo la formazione Navalny torna in Russia e la sua agenda cambia. Niente più comizi nazionalistici e xenofobi, inizia la lotta contro la corruzione, per i diritti umani e contro il potere di Putin. Fonda il movimento Alternativa Democratica, uno dei beneficiari della National Endowment for Democracy (Ned), potente «fondazione privata non-profit» statunitense che, anche con fondi forniti direttamente dal Congresso Usa, finanzia apertamente o sottobanco migliaia di organizzazioni non-governative in oltre 90 paesi per «far avanzare la democrazia».

La Ned è stata ed è particolarmente attiva in Ucraina, dove ha sostenuto direttamente la “rivoluzione” che nel 2014 ha abbattuto il governo filorusso per sostituirlo con uno filo-occidentale. Un modo di operare che si è tentato di mettere all’opera, con alterne fortune, in quasi tutti i paesi avversari degli Stati Uniti negli ultimi anni, dal Venezuela all’Iran. La tecnica, ormai consolidata, è quella delle “rivoluzioni arancioni”: fare leva su casi di corruzione e su altre cause di malcontento per fomentare una ribellione anti-governativa, così da indebolire lo stato dall’interno mentre dall’esterno cresce su di esso la pressione militare, politica ed economica.

Torniamo alle manifestazioni di questi giorni. Si trattava di cortei non autorizzati, quindi promossi attraverso social e chat criptate, nessun mezzo di comunicazione dell’opposizione riportava l’elenco delle manifestazioni in programma. Eppure c’è un sito dove gli appuntamenti di protesta erano tutti elencati con indicazioni sull’orario, il punto di ritrovo e consigli per i manifestanti: il sito dell’ambasciata americana a Mosca.

Questi sono i fatti. Che non significa voler negare l’esistenza di un’opposizione in Russia, né che non vi possano essere ottime ragioni per accusare Putin di essere un leader autoritario. Ma vi immaginate cosa succederebbe a parti inverse? Vi immaginate se si scoprisse che un oppositore del sistema americano è stato formato in uno specifico programma che mira a creare leader globali all’Università di Mosca e facesse attività politica negli Usa godendo del finanziamento diretto del Cremlino? Gli Usa scatenano guerre e colpi stato per molto meno.

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