Spagna, rapper condannato al carcere solo per i suoi testi contro il Re e lo stato

16 Febbraio 2021 | Diritti umani

Pablo Hasél il rapper catalano è stato condannato  a nove mesi di carcere e sei anni d’interdizione dall’impiego pubblico per il reato di esaltazione al terrorismo e ingiurie alla corona. Venerdì 12 febbraio il rapper indipendentista classe 1988,  dopo le accuse doveva costituirsi volontariamente alla polizia catalana ma invece si è barricato all’interno dell’Università di Lleida, per sfuggire alla cattura e difendere la sua libertà di espressione. Questo ha fatto aumentare le proteste ottenendo il sostegno da parte di molti artisti spagnoli, tra cui il regista Pedro Almodóvar  il cantante Joan Manuel Serrat e l’attore Javier Bardem che hanno firmato, insieme a molti altri, una petizione contro il suo arresto. All’alba di questa mattina la polizia con un blitz ha fatto irruzione nell’università prelevandolo di forza davanti a una folla protestante.

Hasél, per la sua condotta rivoluzionaria, nel 2014 era già stato condannato a due anni di carcere sempre per incitamento al terrorismo e altre due volte nel 2017 per resistenza a pubblico ufficiale e nel 2018 per violazione di domicilio. Vista la situazione, palesemente antidemocratica, gran parte della politica spagnola si è mossa a favore del rapper, ritenendo che nessuno dovrebbe essere arrestato per aver espresso la  propria opinione. Anche il presidente Pablo Sanchez ha promesso di revisionare il prima possibile la legge relativa al reato di esaltazione al terrorismo, nata per colpire gli indipendentisti baschi dell’ETA.

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